Archivio di aprile 2016

2° di campionato: Spartans@Euroacque e Bollate@Makhai

Al Comunale di Sofball di Paicenza gli Spartans giocano bene e vincono due partite contro l’Euroacque, una squadra composta da molti ragazzi giovani che devono fare esperienza, e nel baseball l’unico modo di fare esperienza è giocare tanto. Questo è il motivo per cui la squadra di casa ha scelto il girone lombardo “del doppio incontro”, pur non avendo in partenza le risorse per essere molto competitivi. E’ un approccio che guarda al domani e non al risultato immediato, una scelta che anche noi Ares stiamo facendo da tempo e che invece buona parte delle squadre lombarde non ha compreso a fondo. Detto ciò, Luca Capellano – lanciatore partente – spara delle fast ball niente male (anche qualche curva) e soprattuto tantissimi strikes, al punto che quando scende dal monte alla fine del 4° inning ha totalizzato solo 58 lanci: se si pensa che il limite per una partita Allievi è 85, possiamo affermare che Luca è stato Mr. Controllo. Luca viene rilevato al 4° inning da una novità sul monte: Giacomo Clima, che ha lavorato tutto l’inverno per diventare lanciatore  e ci sta riuscendo, oltre ad essere uno dei battitori più caldi del line up: 11 valide in 4 partite!

Luca pitcher

Giacomo pitcher

Nella prestazione degli Spartans, oltre a una buona solidità in difesa, spicca la grinta in battuta: tutti sono molto concentrati e cercano sempre di mettere la palla in gioco riuscendo bene nell’intento. Un paio di possibili out al volo vengono graziati dagli esterni dell’Euroacque, ancora inesperti,  ma nel complesso ottimo lavoro nel box di battuta. Quando scende dal monte il lanciatore partente avversario, il rilievo lancia strike ma con poca velocità e le mazze Ares dei “veterani” – Luca, Andrea, Milo, Federico, Giacomo – incontrano qualche difficoltà perché non riescono ad adeguarsi al “change-up” ma alle fine le battute sono comunque numerose il risultato è ampiamente favorevole: 16 a 1 per noi. In gara due lo scenario non cambia di molto, anche se le mazze spartane picchiano più duro che mai: Michele Rizzo, che ha iniziato la stagione battendo forte, nel suo secondo turno in battuta gira la prima palla e la spara dietro l’esterno sinistro , a circa venti metri OLTRE la recinzione: PEPI-PEPI-PEPI-PEPITONE!

Zeno pitcher

Andrea catcher

Considerando che il campo è da softball e che la recinzione è a circa 68 metri, possiamo parlare di una batttuta che forse sarebbe uscita anche al Saini, mica male. La battutona di Miky contagia anche gli altri Ares: e Lorenzo Villa batte una linea micidiale che attraversa tutto il campo a un metro di altezza, Luca Capellano al 4° inning spara una bomba dietro l’esterno centro, la palla vola lunga, lunga, lunga e…si stampa sugli ultimi 10cm di rete, ricadendo in campo, un bel triplo-quasi-homerun! In difesa e in attacco si fanno notare Zeno Bedini, partente, che lancia delle fast-ball veramente “pesanti” e batte durissimo, rilevato dal 3° base Andrea Righetto, che chiude la partita con grande controllo e batte un gran doppio. Il risultato finale è 17-2 per gli Spartans.

Lorenzo scivola in 2°base

I MAKHAI AL SAINI

Doppio incontro di esordio per i Makhai al Saini, che si trovano a fronteggiare il Bollate 1959, una squadra comunque sempre tosta da affrontare, anche se piuttosto indebolita dalla mancanza di quattro giocatori passati nei cadetti – per citarne un paio Chiodaroli e Compagnoni- che fanno la differenza. In gara 1 i nostri faticano a battere, ma bisogna considerare che molti Makhai arrivano dall’ultima stagione nei Ragazzi giocata con la Kenko (una palla di gomma più piccola e più leggera della palla da baseball) e il passaggio alla palla da baseball e al campo più grande degli allievi necessita di un pochino di tempo per adeguarsi. Sul monte di lancio il partente Francesco Maffi lamenta dolori al braccio poco dopo l’inizio dell’incontro e ciò facilita le mazze bollatesi che piazzano alcune valide e approfittano di qualche indecisione della difesa Ares. Il risultato finale è 17-0 per il Bollate. Ma già in gara 2 i Makhai dimostrano di avere carattere e soprattuto di poter giocare a baseball come si deve: nel 1° inning, dopo aver difeso egregiamente, le mazze girano benone e portano a casa 5 punti! La partita si fa interessante, i ragazzi del Bollate rimontano, pareggiano, poi i Makhai segnano altri 2 punti, wow! Alla fine però il Bollate prende il largo e chiude l’incontro con un 12-7. Due sconfitte, ma il risultato e soprattutto la grinta dei Makhai in gara 2 fanno presagire che il team sarà ben presto in grado di tenere testa ad ogni avversario. Una nota interessante: Naoki Ramirez, uno dei giovani appena arrivato dai Ragazzi, sale sul monte come rilievo e lancia meglio di tutti, facendo pure tre strike-out!

La prima giornata di campionato

Domenica 3 aprile è iniziata la regular season degli Allievi: gli Spartans in trasferta a Bollate mentre i Makhai iniziano con un…riposo (per effetto del girone a 5, ogni domenica una delle squadre è a riposo). Al Comunale di Bollate gli Spartans iniziano bene in gara1 segnando subito 3 punti, ma già dal secondo inning sembra mancare un pochino di brio, e le mazze suonano a ritmo alternato. I giocatori del Bollate a loro volta battono poco ma arrivano in base lo stesso, complici tre errori della difesa Ares e 3 lanci pazzi che Luca Capellano (lanciatore) e Milo Paone (catcher) non riescono a controllare. E quando arriva il lancio pazzo? Ovviamente quando c’è il corrdidore in terza, così costa anche un punto! Tornando alle mazze, a parte Giacomo Clima e Michele Rizzo che battono come matti, le mazze Ares non riescono a infilare qualche valida al momento giusto e la partita si conclude sul 6-5 per i padroni di casa. Commento generale sugli Spartans in questa prima partita: molli e un po’ preoccupati. In gara 2 la musica cambia, il line up Ares batte con grinta e il risultato finale lo dimostra: Ares 13, Bollate 4.

Il campionato Allievi 2016

Anche quest’anno le due squadre Allievi Ares giocheranno nello stesso girone,  insieme al Bollate 1959, al Codogno e alla Euroacque Piacenza. Un girone di 5 squadre che si affrontano  in doppi incontri domenicali (ore 10.00 e ore 13) con la formula andata-ritorno – semifinali- finali. Le squadre Allievi lombarde sono molte di più di 5 , ma come al solito molte Società non se la sentivano di giocare i doppi incontri per carenza di lanciatori e catcher. Per questo tipo di problema c’è una soluzione semplice: allenare più lanciatori e catcher. Vabbè, è già buono che siamo in 5 squadre a giocare i doppi incontri, una in più della scorsa stagione! E ora vediamo come sono le nostre due squadre: i Makhai, sotto la guida di Jimmy Calzone, sono formati da alcuni allievi che già militavano nei Makhai 2015,  integrati da alcuni giovani che sono passati dai ragazzi Greek e Cratos 2015 alla categoria superiore, più alcuni neotesserati;  gli Spartans , sotto la guida di Faso&Afro, sono formati da alcuni allievi già Spartans nel 2015, integrati da un paio di Makhai + un ragazzo passato di categoria + un nuovo tesserato.Tornando al campionato, la formula A-R  a 5 squadre comporterà 2 giornate di riposo per ogni team, e ci saranno due derby interni Ares Spartans vs. Ares Makhai, il primo dei quali andrà in scena domenica 17 aprile, ovviamente al Saini. E alla fine delle due partite….grigliatona-buffet per tutti e forza Ares!

Cal Ripken insegna ad essere un buon allenatore delle giovanili, e non solo…

Traduzione dal libro Coaching Youth Baseball the Ripken Way

Il baseball è stato sempre avvolto da un velo di mistero, qualcosa di speciale, difficile da definire. Forse per il semplice fatto che esistono fattori che lo fanno sembrare speciale agli occhi di taluni, mentre lo fanno sembrare completamente diverso agli occhi di altri. Il baseball si presenta come un gioco difficile a causa della natura dei suoi esercizi, regole e infinite strategie. Spesso siamo noi stessi a renderlo difficile alla continua ricerca di migliorarci, ma il baseball è natura pura, va compreso. Ed è questo il nostro compito.Ricordatevi sempre che il baseball è un gioco con determinate regole, e per questo deve essere inteso come divertimento. La natura di questo sport permette a tutti di praticarlo. Ogni individuo è diverso dall’altro, e noi dobbiamo incoraggiare i giovani a mettere in mostra le proprie personali abilità. Bisogna incoraggiare i ragazzi a chiedere sempre il perché. Se s’insegna in una determinata maniera, è necessario anche essere in grado di spiegare il perché. Il vero apprendimento ha luogo quando si spiega il perché di una decisione o di una lezione.

Siate sempre voi stessi, siate aperti a nuove esperienze di chi ha giocato prima di voi, applicate i fondamentali, fate tutto in modo semplice. Nessuno può affermare di conoscere tutto, nessuno può avere questa presunzione. Molti potranno anche pensare di conoscere tutto del baseball, ma chi fa del baseball una ragione di vita, sa che non si finisce mai di imparare. Chi la pensa diversamente non durerà molto sulla scena.

Ciò che veramente conta è ciò che s’impara dopo aver pensato di sapere tutto.

SEMPLIFICARE

Il baseball è uno sport semplice che si gioca con mazze, palle e guanto. Non importa il livello, vince la squadra che tira, prende e batte meglio. Persino le giocate più difficili e spettacolari sono una combinazione dell’applicazione dei fondamentali. Basti pensare all’esecuzione di un doppio-gioco. Analizzando l’esecuzione si tratta semplicemente di una presa, di un tiro, di una presa, di un tiro e ancora una presa. Istruire in modo semplice permette ai giovani di acquisire i fondamentali basilari eliminando le possibilità di insuccessi. Per i giocatori più avanzati si tratta di rifinire i fondamenti per meglio eseguire giocate più difficili. Non s’impara ad eseguire giocate difficili praticando giocate difficili. La perfezione dei fondamentali permette al giocatore di adattarsi a tutte le situazioni a cui seguiranno le grandi prestazioni con regolarità.

SPIEGARE PERCHE’

Se noi come istruttori non siamo in grado di spiegare ai giocatori il perché  devono eseguire in una certa maniera, perdiamo di credibilità. Ancora più importante è che se non spieghiamo il perché,  rendiamo l’apprendimento più difficile. PERCHE’ è la domanda prediletta dei giovani. Trasmettere un nuovo concetto non è sempre facile, ma la nostra capacità di spiegare il perché aiuterà il loro apprendimento e consentirà loro di meglio eseguire l’esercizio e giocare come noi insegniamo. Nel corso della loro carriera le difficoltà di gioco aumenteranno, ma essi saranno in grado di eseguire con naturalezza grazie alla loro capacità di adattamento.

RISPETTARE L’INDIVIDUO

Ogni giocatore, giovane o più anziano, si adatta al suo stile e si avvale del proprio intuito. Noi non lo dobbiamo soffocare,  lo dobbiamo invece incoraggiare. I giovani sono attratti dallo stile che vedono dai loro idoli in TV, pertanto non c’è nulla di male se cercano di imitarli. Fintanto che applicano correttamente i fondamentali, è nostro compito insegnare adeguandoci alla loro zona di comfort.

DIVERTIRE

Non dobbiamo mai perdere di vista il fatto che il baseball è un gioco, e indipendentemente che si stia insegnando ai ragazzi di 8 anni o ad uno di 22, il baseball deve essere un divertimento. Quando non è divertimento i ragazzi si allontanano. Il gioco, per definizione è divertimento, quindi trasformando semplici esercizi in competizioni o insegnando in modo divertente, si farà in modo che gli allenamenti diventino ancora più divertenti delle partite.

E’ così che si vincolano i giovani al nostro sport per sempre.

IMPLEMENTARE L’INSEGNAMENTO

Molti coach delle giovanili sono volontari con il desiderio di creare campioni da un gruppo di ragazzini. I coach sono sempre stati considerati principalmente degli insegnanti. Persino i coach di college hanno alle loro spalle questo tipo di esperienza. Naturalmente i coach a livello professionistico hanno il compito di vincere, ma anche a questi livelli, i migliori coach sono quelli che insegnano con efficacia e riescono a comunicare bene con i giocatori e con i loro collaboratori.

I genitori vogliono sempre dare consigli ai coach e generalmente riguardano i propri figli che invece, a volte, sono contenti di stare in panchina per il solo fatto di dire che fanno parte di una squadra vincente. A volte i genitori fanno cambiare due/tre squadre all’anno alla ricerca del meglio.

Il baseball deve essere presentato in modo semplice e gli esercizi di tiro, di presa e di battuta devono essere adeguati all’età. Semplificare non significa che l’insegnamento e la nostra filosofia devono essere limitati solo ai più giovani, ricordatevi che Derek Jeter raccoglieva una rotolante e tirava in prima come lo dovrebbe fare anche un bambino.Colpire una pallina da baseball è già abbastanza difficile senza dover spiegare a un principiante come posizionarsi nel box di battuta. Non esistono scorciatoie per diventare un buon giocatore di baseball. Bisogna praticare sui fondamentali finché diventano naturali, dopodiché le azioni più complesse potranno essere eseguite con naturalezza.

Per diventare dei buoni coach è necessario conoscere le nostre responsabilità rapportate al gruppo a cui intendiamo insegnare. Il baseball è lo stesso gioco per un bambino di 8 anni come lo è per un giovane di 22, ma come detto tante e tante volte, spesso la squadra che palleggia meglio è quella che vince. I giocatori di una squadra che viaggia molto e gioca più partite, palleggeranno meglio di giocatori di una squadra che gioca a livello amatoriale. Giocatori di una squadra liceale palleggeranno meglio di giocatori di una squadra che viaggia molto. Giocatori di una squadra di college palleggeranno meglio di giocatori di una squadra liceale. Giocatori di una squadra delle minors palleggeranno meglio di giocatori del college, e giocatori di una squadra di major league palleggeranno meglio di giocatori di una delle minors. A conferma è sufficiente consultare il box score di una partita per constatare che la squadra che commette meno errori è generalmente quella che ha vinto.E’ importante aggiornarsi, informarsi, inventare nuovi esercizi, coinvolgere i genitori, trovare il tempo di organizzarsi oltre a migliorare sé stessi. I ragazzi si divertiranno e voi potrete raccogliere i frutti dei vostri sacrifici.

Qualsiasi cosa succeda, avete fatto un grande servizio alla società.

LA RESPONSABILITA’ DEL COACH

Molti coach volontari che hanno un trascorso da giocatori purtroppo credono che il baseball sia cosa semplice da insegnare e ritengono che poche ore la settimana siano sufficienti per avere un impatto favorevole sui ragazzi. Ma non è così semplice. Il baseball è un gioco che si svolge molto anche dietro le quinte. Molte delle strategie si decidono tra un’azione e l’altra, e più si cresce, più sono le strategie coinvolte nel gioco. I giovani hanno un diverso approccio, i tempi che vogliono dedicare alle pause sono pochi e la voglia di giocare è tanta. Se non si tengono in considerazione questi fattori, le loro prime esperienze saranno negative.

Come è facile osservare, c’è uno spazio ben ristretto in cui operare come coach delle giovanili. I ragazzi possono essere paragonati alla semina. Ogni seme ha il suo periodo e merita una particolare cura. Trattando i bambini allo stesso modo si creerà disinteresse e si allontaneranno. Esercizi appropriati devono essere applicati per ogni fascia di età.  Anche se nel gruppo si trova un bambino particolarmente abile, l’attenzione del coach deve essere rivolta parimenti a quei bambini che presentano maggiori difficoltà e fare in modo che anch’essi di divertano. Sicuramente è un punto difficile di equilibrio da raggiungere, ma fondamentale per ogni livello d’insegnamento.

SAPER COMUNICARE

Una delle lamentele più ricorrenti dei coach, è che sono da soli e non hanno collaborazione e che è impossibile lavorare bene sempre da soli. A volte questa è semplicemente una scusa ed è conseguenza di una mancanza di comunicazione. Prima che inizi la stagione, ma anche nel corso del campionato, una riunione con i genitori potrebbe eliminare almeno in parte il problema. Il coach dovrebbe comunicare cosa si aspetta dai suoi ragazzi  e fissare degli obiettivi che sono in linea con l’età dei ragazzi stessi. E’ necessario far presente che molto sarà basato sul divertimento e che la collaborazione dei genitori è ben accetta. Ma non è sempre facile trovare questa collaborazione e spesso i volontari, proprio in quanto tali, frequentemente non sono disponibili. E’ importante far capire loro che la presenza è fondamentale per la buona riuscita degli allenamenti e che i ragazzi saranno divisi in gruppi, le attività saranno varie e che tutto tornerà a beneficio dei loro figli. Con una buona organizzazione e la giusta comunicazione esistono serie probabilità che i genitori partecipino.  In caso di numero cospicuo di volontari, si possono fissare dei turni. Fare una lista delle e-mail e tenere i genitori informati, stabilirà un migliore rapporto con essi e potrebbe sfociare in un maggiore rapporto di collaborazione. Il coach deve rendersi sempre disponibile a rispondere alle domande e le risposte devono essere date con calma ed educazione, indipendentemente dalle circostanze.

Quando si arriverà a livello di campionati più avanzati, non sarà più sufficiente l’apporto dei genitori, ma sarà necessaria la collaborazione di tecnici qualificati. Ma anche a questo livello è consigliabile rimanere in contatto con i genitori e tenerli informati. Ciò aiuterà loro a comprendere ed apprezzare il tempo che si dedica ai figli ed elimina tante incomprensioni e polemiche che possono sorgere proprio per la mancata comunicazione.

Una altro fattore a cui prestare attenzione è la fretta che può avere un genitore a fare avanzare il figlio ad un livello più alto o a cambiare per andare in un’altra squadra. Ogni qualvolta si concorre per un posto di merito, dietro l’angolo si nasconde una delusione che può essere devastante per un giovane che non ha la maturità per gestire una così traumatica esperienza negativa.  Quando si approccia una situazione in cui si è coscienti di dover rendere ad ogni costo, subentra una certa tensione che spesso si trasforma in una mancata capacità di mostrare le proprie abilità. Pertanto, mentre è consigliabile far avanzare i ragazzi con i giusti tempi, è anche necessario che il coach sappia trovare il giusto equilibrio per far sentire ognuno a proprio agio.

CREARE UN AMBIENTE SICURO E DIVERTENTE

Quando un genitore affida il proprio figlio ad un altro adulto, vuole avere la certezza che l’ambiente sia sicuro e divertente. Quindi, è imperativo che ogni gruppo abbia un supervisore. Se per esempio ci sono solo due adulti, è inutile formare tre gruppi perché aumenterebbe la probabilità d’infortuni. Al livello di liceo esistono esercizi che possono essere gestiti da soli, ma sono più efficienti e produttivi se supervisionati da un coach. Il baseball dovrebbe essere trattato come tale a tutti i livelli. E’ ovvio che la vittoria diventa più importante man mano che si cresce di livello, ma non prefiggendo la vittoria come obiettivo primario, si avrà come risultato che l’insegnamento e il significato di essere parte di una squadra avranno un impatto sulla vita dei giovani superiore a quello della vittoria ad ogni costo. Questi concetti devono essere portati a conoscenza dei giovani per rendere la loro esperienza meno stressante e più piacevole a tutti i livelli.

Saper inventare i giusti esercizi rende l’allenamento divertente. Le partite sono sempre divertenti, ma non ci sono motivi per cui gli allenamenti non possano essere altrettanto divertenti. Il baseball è uno sport dove sono presenti molte pause, noi dobbiamo fare in modo che durante gli allenamenti queste pause siano ridotte al minimo se non addirittura eliminate. Gruppi di ragazzi che passano da una stazione all’altra dopo pochi minuti terrà alta la loro concentrazione.

ESSERE D’ESEMPIO

Come i ragazzi imitano i genitori e i loro insegnanti, così prenderanno spunto dal loro coach su come comportarsi in campo. L’attitudine e l’atteggiamento del coach stabiliranno l’atmosfera che caratterizzerà la squadra. Se il coach dimostra visibilmente di essere insoddisfatto del rendimento di alcuni giocatori, i giocatori più bravi si sentiranno in diritto di comportarsi allo stesso modo. I giocatori meno bravi non si sentiranno a loro agio, non si divertiranno e molto probabilmente abbandoneranno. Alla stessa maniera un coach che contesta in continuazione l’arbitro, trasmetterà lo stesso atteggiamento ai suoi giocatori e al suo pubblico. Altro lato negativo è rappresentato dal fatto che i più giovani potrebbero anche pensare che quel tipo di contestazione fa parte del gioco, ma mentre ad un livello superiore questo atteggiamento potrebbe creare una brutta  atmosfera intorno alla squadra, per i genitori e per il loro pubblico creerebbe una cattiva reputazione per quanto concerne il rapporto con gli arbitri.

Ad ogni livello il coach deve essere positivo e non essere duro con la sua squadra. Se il coach è sempre nervoso, i giocatori si presenteranno in campo intimoriti. Anche i più piccoli sono attenti osservatori. Se il coach non dimostra di essere contento di allenare la sua squadra, allora perché un ragazzo dovrebbe essere contento di farne parte? Un coach non dovrebbe mai rimproverare un giocatore in presenza dei suoi compagni per un errore commesso. E’ una situazione d’imbarazzo che può guidare ad un’esperienza negativa e comportare il suo abbandono. Un giocatore che ha commesso un errore è già frustrato di per sé e magari sta già pensando alla prossima giocata o a cosa stanno pensando gli altri. Qualsiasi cosa gli dica il coach in quel momento, il ragazzo non è in grado di apprendere. E’ preferibile parlare con il giocatore in privato, che può essere definito “il momento dell’insegnamento”.  Nell’allenamento successivo si può creare una situazione di gioco simile, si discute con tutti senza imbarazzare nessun giocatore. In definitiva quello che si vuole evidenziare è che se il coach crea un ambiente di stress, grida e si lamenta, la squadra assumerà lo stesso atteggiamento, con la conseguenza che giocatori e genitori si allontaneranno dal baseball.

ESSERE ORGANIZZATI

I ragazzi sono molto percettivi, forse anche più dei genitori. Se il coach arriva al campo senza un piano e improvvisa tutto, i ragazzi se ne accorgono, e i genitori pure. Spendere qualche minuto prima dell’allenamento per la programmazione e fissarla in un luogo dove tutti lo possono leggere, è una dimostrazione di organizzazione da parte del coach e metterà i giocatori in una situazione di conoscere come si svolgerà la seduta. Inoltre, un allenamento organizzato ridurrà i tempi morti e i ragazzi saranno in grado di muoversi autonomamente e più in fretta con grande beneficio per la loro concentrazione. Creare un ambiente divertente, sicuro ed educativo significa che si sta iniziando con il piede giusto.