Archivio di aprile 2011

Vince Bollate ma l’Ares finalmente c’è

9 a 5 per il Bollate’59 sugli allievi dell’Ares, autori di una grande rimonta al 5° inning.

A Bollate si gioca la 4a giornata del Girone A del Campionato Allievi Regionale.
Di fronte all’Ares troviamo il Bollate ’59, con un ruolino di 3 vittorie in 3 partite. L’Ares è invece reduce da due prestazioni molto sottotono contro i Royals di Codogno e i Bulldogs di Cernusco.
Partente Filippo, riceve Paolo, in prima base Francesco, in seconda Ernesto, in terza Michele, interbase Dario Magnavacchi, esterno sinistro Dario Pullia, al centro Valerio e a destra Alessandro.

Parte bene Bollate che dopo una bell’out al volo da parte di Valerio all’esterno centro piazza due valide (un singolo e un triplo) capaci di portare a casa 3 punti. Pesano però delle incertezze difensive su quelle che sembrano due facili volate in foul.

Ma in difesa si nota una concentrazione maggiore in tutti i reparti. Nell’attacco successivo il line-up dell’Ares dimostra di avere le polveri particolarmente bagnate: il partente del Bollate lascia al piatto Paolo, Ernesto e Michele. Grande prestazione del pitcher di Bollate, non c’è che dire.

Nel 2° inning un bel doppio sull’esterno centro porta a casa altri due punti per Bollate, per Filippo sembra essere una giornata durissima ma la difesa tiene e un bel K piazzato dal nostro partente chiude il secondo inning sul 5-0 per Bollate. In attacco ancora notte fonda per l’Ares (2 K e un’eliminazione in prima).  Nel terzo attacco il Bollate, grazie a due singoli, piazza altri due punti e si va sul 7-0.
Ma è qui che l’Ares dimostra di essere squadra, sfoderando un’ottima prestazione difensiva, lasciando a zero punti le mazze del Bollate nel 4°inning grazie ad un’ottima prestazione di Filippo e del diamante, in particolare il seconda base Ernesto, autore di una grandissima prestazione in difesa.
In attacco finalmente l’Ares si sblocca, complici le troppe basi ball (3) che il rilievo di Bollate regala alle mazze milanesi. Due valide (Dario Magnavacchi e Michele) fanno il resto e, incredibile ma vero, l’unico inning della partita interrotto per 5 punti vede proprio l’Ares in attacco. Grandissimi ragazzi!
Poi il “perfect inning” di Valerio, subentrato a Filippo, che con un K e due eliminazioni in prima prepara il terreno per quella che potrebbe essere un’incredibile rimonta. Il pubblico è caldissimo e l’entusiasmo per un Ares mai doma è ai massimi.
Ma le mazze dei nostri ragazzi non sono calde quanto i loro guantoni, infatti il 6° inning vede Francesco eliminato in prima e i due Dario entrambi strike-out. Bollate quindi è in vantaggio 7 a 5 e la partita è virtualmente finita. Nonostante l’ultimo attacco che si risolve con altri due punti per Bollate.

Ma nonostante la sconfitta rimane il fatto che abbiamo visto per la prima volta in questo campionato le potenzialità dei nostri ragazzi e il lavoro che Max e Renato fanno con loro tutte le settimane. Non rimane che lavorare sulla battuta e aspettare altre giornate entusiasmanti come questa.

Go Ares!

qui sotto il link per scaricare il bellissimo video girato e montato da Marco, il papà di Leonardo.

Ares baseball allievi 3

I prossimi avversari: Bollate 1959

Appuntamento il domenica 30 aprile alle 16 a Bollate per la difficile trasferta che vedrà gli allievi dell’Ares Milano affrontare il Bollate ’59.

La fondazione e costituzione della Società, è datata febbraio 1959 grazie alla passione del Dott. Fedriga che porta la conoscenza del gioco del baseball anche nell’ hinterland milanese ed è subito un gran successo!

Negli ultimi 40 dei 50 anni di storia, la società ha quasi sempre militato nel massimo campionato o in quello immediatamente successivo.
Il settore giovanile, ha pochi rivali in Lombardia. Negli anni la società è stata una fucina di giocatori soprattutto nel ruolo di lanciatore. Dalla nostra scuola arrivano alcuni dei lanciatori che hanno fatto la storia della nazionale Italiana : Teddy Silva, Gianni Clerici, Giacomo Bertoni, Paolo Cherubini, Roberto Radaelli, Paolo Re, Gaetano e Mauro Marazzi e in parte Junior Oberto.

In questo momento il settore giovanile del Bollate è formato da 7 squadre e oltre 200 giocatori.

Bulldogs 23 – Ares 3

Prestazione veramente deludente dei nostri ragazzi a Cernusco sul Naviglio.

A Cernusco gli allievi dell’Ares arrivano apparentemente armati delle migliori intenzioni, nonostante la secca sconfitta contro Codogno. Max schiera una formazione diversa rispetto a quella di domenica scorsa scegliendo Valerio sul monte, Paolo a ricevere, Francesco in prima base, Ernesto in seconda, Michele in terza, Dario Magnavacchi interbase, Alessandro all’esterno sinistro, Dario Pullia al centro e Mattia all’esterno destro. Filippo rilievo.
Bel campo, bellissima giornata e buona cornice di pubblico. Arbitra il “solito” Ezechiele.
Parte male l’Ares (eliminato 5-3 Paolo, in base su errore del prima base Mattia, eliminati al piatto Ernesto e Francesco) ma benissimo i Buldoggs con ben 5 punti nel primo attacco.

L’Ares raggungo il primo punto nel secondo attacco (singolo di Dario P., spinto poi a casa da Valerio) ma i Bulldogs non mollano: 3 punti nel secondo attacco e nel terzo, quarto e quinto totalizzano sempre i 5 punti che nel campionato allievi sono il massimo possibile in un singolo inning.
Insomma, non c’è partita. Ares spenta, senza grinta. Buldoggs aggressivi in base (terza base rubata innumerevoli volte) e precisi in battuta con 14 valide. Solo 2 valide per l’Ares, due singoli battuti da Dario Pullia e Francesco. E ben 9 strike out per i lanciatori di Cernusco.
Già dal terzo inning cominciano i cambi: Niccolò per Alessandro (un K e un errore all’esterno per lui), poi Filippo per Valerio, molto poco assistito dalla difesa. infine Leonardo per Niccolò, Edoardo per Ernesto (0 su 3) e Davide per Michele (0 su 2 per lui). Ma la partita non cambia.

I nostri ragazzi l’hanno interpretata malissimo, sia come concentrazione (la grande assente di oggi) che come grinta.
C’è molto da lavorare.

Comunque… GO ARES!!!

42!

La vita, l’Universo e Tutto Quanto

Gli appassionati di fantascienza (quella scritta, più di quella filmata) sapranno bene che cosa vuol dire 42: la risposta alla Domanda Fondamentale, alla Vita, l’Universo e Tutto Quanto della Guida Galattica per Autostoppisti di Douglas Adams. Ma per noi, giocatori e appassionati di Baseball di tutto il mondo, il numero 42 ha un altro significato, non meno profondo.

Jackie RobinsonOggi, 15 aprile, tutti i giocatori di Major League scenderanno in campo con il numero 42 sulla divisa, su una spalla o sul petto o in altri posti. In tutti gli stadi d’America il numero 42 sarà bene in evidenza. Tutto questo per celebrare quest’uomo: è Jackie Robinson, classe 1919, che il 15 aprile 1947 ha esordito in Major League nella squadra dei Brooklyn Dodgers. Che cosa significa in particolare questo giocatore, tra tutti gli altri?

Jackie Robinson è stato il primo giocatore di colore a partecipare a un campionato di Major League negli Stati Uniti. Oggi siamo abituati a vedere ragazzi di tutte le etnie sui nostri campi, anche nelle leghe professionistiche di tutto il mondo, ma a quei tempi non era così. Se volevi giocare a Baseball come professionista, dovevi essere americano di nascita e bianco di colore: gli afroamericani, discendenti degli schiavi che fino alla metà dell’Ottocento venivano deportati in America dalle coste africane, non erano considerati tali, anche se nati e cresciuti sul territorio degli Stati Uniti. Una discriminazione razziale che ancora oggi, malgrado tutte le buone parole, in alcuni posti fatica a scomparire. Gli uomini di colore, a metà del Novecento, avevano ancora locali per neri, posti sull’autobus per neri e soprattutto non erano considerati nel mondo del lavoro, se non per le occupazioni più umili. Ma perché Jackie Robinson è così importante?

Facciamo mente locale. Gli Stati Uniti, nel 1947, erano anch’essi alle prese con i postumi della Seconda Guerra Mondiale. Si erano visti orrori di tutti i generi per anni, culminati con lo strazio delle bombe atomiche sul Giappone,  e la gente iniziava a stancarsi di tanta violenza. Il fatto che un giocatore di colore (militante fino a quel tempo in Negro League, una lega parallela alla Major League ma solo per uomini dalla pelle nera) fosse coraggiosamente schierato in campo in un campionato fino ad allora esclusività degli uomini bianchi ha contribuito notevolmente all’apertura mentale di tutto il popolo americano che, con il tempo, ha accettato e integrato quelle persone che venivano discriminate perché dalla pelle di colore differente. Il giocatore in sé quindi non è tanto importante, ma tutto ciò che ha rappresentato in seguito lo è molto, ed è per questo che oggi tutti gli appassionati di Baseball in America e non solo gli dedicano un grande tributo. Grazie a Jackie, e grazie al Baseball, oggi viviamo tutti, anche noi in Italia e in Europa, in una società migliore. 42!

Per leggere la storia di Jackie Robinson, su Wikipedia inglese, fai clic QUI.

Per un articolo su Jackie Robinson pubblicato oggi sul sito mlb.com, fai clic QUI.

Il fotoromanzo di Ares – Codogno ’67

Ecco il terzo pacchetto di figurine Ares

Ancora figurine, pronto il secondo pacchetto.

Le figurine degli allievi Ares (primo pacchetto)

Come in un edicola degli anni ’70 ecco le prime 5 figurine dei nostri atleti.

La grafica è rubacchiata dalle toffs, vere (e rarissime) figurine del baseball americano.

Il secondo pacchetto uscirà a brevissimo!

Size matters. Specie nel baseball.

NO LIMITS, NO HORIZONS!


2 Ottobre 1936
Due azioni in quel pomeriggio durante la seconda gara delle World Series convinsero oltre 50.000 tifosi che non c’è giustizia in un mondo crudele come questo.

Hank Leiber dei Giants colpì la pallina con assoluta forza e potenza ottenendo una lunga e tremenda volata verso l’esterno centro. Joe Di Maggio si girò rapidamente ed iniziò a correre all’indietro a tal punto che sembrò dovesse uscire dal campo, l’immenso Polo Grounds. In piena corsa allungò il braccio e fece una meravigliosa presa al volo a  490 piedi da casa base (circa 150 metri!!!). La legnata di Leiber che sarebbe stato un fuoricampo in ogni altro campo da baseball esistente all’epoca (e con un buon margine) altro non fu che una lunga…lunga volata, l’ultima azione della partita.
Ecco perchè viene vagamente ricordata come la più lunga palla battuta e presa al volo nella storia delle Majors. Durante la stessa partita, circa un’ora prima, Tony Lazzeri, a basi piene  venne ingannato da un lancio ma fu in grado di colpire la pallina con abbastanza “legno” da ottenere un debole line-drive verso l’esterno sinistro e, favorito dal vento, la battuta si trasformò in un homer di 320 piedi (…97,5 metri!!!).

Un giocatore batte la pallina più forte possibile come se fosse una cannonata e non ottiene altro che una corsa verso la panchina e tanta rabbia; l’altro con un pò di fortuna ottiene un grande slam nelle World Series. Certe cose succedono quasi tutti i giorni durante la regular season facendo pensare che il Bel gioco americano sia in realtà una truffa piuttosto che una scienza.

La totale assenza di regole uniformi e misure standard per i campi da baseball ci pone di fronte ad una situazione senza parallelismi con nessun altro sport. In più le varie architetture strampalate di tanti stadi permettono di creare profonde discrepanze avvantaggiando le squadre di casa a discapito delle altre. Lo Yankees Stadium e il Polo Grounds, entrambi a New York, hanno l’esterno sinistro e destro che sono i più corti delle Major League. Poco più di 90 metri ai lati mentre al centro la distanza da casa base è di circa 140 metri (Yankees Stadium). Mentre il Polo Grounds è ancora più sbilanciato: addirittura 78 metri a destra e 85 a sinistra e al centro un’impossibile 153 metri!

Ci sono situazioni paradossali dove anche il valore dei giocatori è seriamente compromesso dalle dimensioni dei campi da baseball. Nella National League, ad esempio, una bastonata di 115 metri(che sarebbe un out al volo al Polo Grounds), sarebbe un maestoso fuoricampo al centro nel Crosley Field di Cincinnati.

In 6 stadi su 8, un foul dietro al piatto di casa base cadrebbe innocuo nelle tribune; ma questo non succede al Forbes Field di Pittsburgh, dove la distanza da casa base alle tribune è di oltre 33 metri!, quasi sufficente per costruire un altro diamante con le basi. Al Comesky Park di Chicago la linea dell’esterno destro dista da 6 metri a 17 metri dalle tribune in più che in altri stadi. Le barriere che separano le tribune dal campo di gioco variano da 1,70 metri a 18 metri in altezza; anche il monte di lancio varia in altezza per oltre il 50%, il che rappresenta una differenza significativa dovuta al capriccio degli addetti al campo oppure dettata dalla convenienza della squadra di casa. OK!…ci sono problemi ben più importanti su questo pianeta piuttosto che quelli relativi ad uniformare le dimensioni dei campi da baseball.

Nessun proprietario spenderebbe tanti quattrini per un bel look del proprio stadio. Ed anche se lo facesse, verrebbe imputato di essere un antinazionalista e calunniato dai cittadini e preso a ombrellate in testa dalle signore per bene. Fare paragoni sui campi da baseball non è una perdita di tempo anzi aiuterebbe a capire come si vincono e si perdono i pennants. Ci sono stati diversi cambiamenti nella tecnica di lancio e nella battuta e tanti giocatori sembrano novellini o fuoriclasse a seconda del campo dove stanno giocando. Un altro aspetto contradditorio è che questo gioco talmente preciso nelle sue regole, regala ampio spazio di tolleranza al prato esterno e alle sue distanze da casa base.

Il peso e le dimensioni della pallina, la lunghezza delle basi che arriva fino alla terza cifra decimale ed è riconosciuta dai tifosi come punto focale di valutazione delle abilità dei giocatori, ebbene tutto questo delicato equilibrio numerico di assoluta precisione (curioso il fatto che le distanze sono rappresentate dai multipli del 3 nell’unità di misura inglese) svanisce in modo disordinato quando si entra nel reparto del campo esterno.

Immaginatevi cosa sarebbe stato il gioco con solo qualche centimetro di differenza. Con le basi più vicine ci sarebbero medie battuta molto più elevate, il bunt di sacrificio non sarebbe chiamato più così, si ruberebbero le basi tranquillamente. Con le basi più lontane invece sarebbe tutto il contrario con medie battua bassissime, rubate inesistenti e segnare un punto su un singolo  partendo dalla seconda base, sarebbe improponibile, fantascienza. Non sono pochi i casi nei quali i campi sono stati ridimensionati per l’acquisto di particolari giocatori.

I Pirates quando annunciarono di aver preso Hank Greenberg da Detroit,  successivamente informarono i giornali di voler aggiungere una recinzione aggiuntiva al Forbes Field nella zona dell’esterno sinistro che avrebbe ridotto la distanza da casa base di 6 metri. Ovvia ragione: Greenberg era solito battere fuoricampi in anticipo, e la riduzione della distanza avrebbe di sicuro “incoraggiato” la mazza di Hank nel suo proposito. Tutto ciò è  legale?..possibile? …oppure è antisportivo?….una cosa è certa: nessuno ha mai fatto qualcosa per cambiare queste “non-regole” delle dimensioni dei campi.

E “IL BAMBINO”? …avrebbe fatto tutti quegli homers se avesse giocato in un altro campo al posto del “corto”(all’esterno destro) Yankees Stadium?…..non lo sapremo mai.

Ma c’è una storia che riguarda le distanze, a proposito di Ruth. Al tempo era un fatto comune per i lanciatori rubare qualche cm. nel senso che posizionavano il piede di perno ben davanti alla pedana di lancio, trovandosi chiaramente più vicini al piatto di casa base. Un giorno George Mogridge stava lanciando contro gli Yankees. Un inizio interminabile per lui, dove alle tante valide si aggiunse un home run di Babe Ruth. Però Mogridge si riprese nel corso della partita e si trovò alla nona ripresa quando Ruth si apprestava a battere con le basi occupate da tanti corridori quanto bastava per vincere la partita. Buck Harris, manager dei Washington, andò sul monte per parlare con Mogridge e gli disse : “Ascolta!..questo è il momento per farlo.Vai pure avanti di 15 cm, e lancia con tutto quello che hai nel braccio.”
Mogridge eseguì alla lettera l’ordine impartito dal manager. Cosa successe?
Nulla di strano, solo che Ruth ottenne un homer ancora più lungo di quello della prima ripresa!!!!

(grazie a beppe14.blogspot.com)

Opening Day IBL 2011

Una serata per mostrare il miglior baseball possibile ai nostri ragazzi.

Venerdì 15 aprile sarà l’opening day della IBL (italian baseball
league), la serie regina del baseball italiano.
A Novara (ore 20) contro il Novara sarà di scena per la prima giornata
il BBC Grosseto, 4 volte campione d’Italia e campione d’Europa nel
2007.

Il prezzo di ingresso (ridotto e per i tesserati fibs) è 5 euro, per
gli adulti non tesserati 8.
orario di inizio le 20.00.